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lunedì, 24 agosto 2009
Il troppo stroppia
Chissà chi aveva avuto l’idea o chi era stato capace per primo di tradurre le sensazioni in parole? Sicuramente le reazioni che avvengono nel mosto, nelle sue fermentazioni e nell’affinamento del vino introducono sentori più o meno chiari di frutta, di fiori e di altre essenze naturali. Questo fatto, la cui percezione si perde nella notte dei tempi, è stata una delle componenti dell’amore dell’uomo per questa bevanda di origine divina. Oltre ovviamente ai suoi poteri capaci di far dimenticare e di portare allegria e spensieratezza. Tutto andava bene fino a che si identificavano precisi aromi riconducibili a frutta e vegetali, facenti parte della vita di tutti giorni. Profumo di pesca, di pera, di pomodoro, di peperone, di rosa. Erano essenze che scaturivano immediate e che venivano percepite senza alcuna difficoltà da tutti coloro che alzavano il calice verso il dio Bacco.
Poi, lentamente, anche il vino divenne motivo di studio o, per meglio dire, occasione per primeggiare e forse, in alcuni casi, per soddisfare reconditi problemi esistenziali. I frutti di bosco si moltiplicarono e fece non poco stupore che i più grandi esperti del settore degustativo, che stavano aumentando a macchia d’olio con le prime guide specializzate e le scuole di insegnamento sensoriale, benché mai spostatisi dal patrio suolo, sapessero riconoscere perfettamente i quattordici tipi di mirtillo bianco della tundra d’Alaska, gettando nella costernazione i giganteschi Grizzly, che credevano di essere i soli depositari di quella millenaria tradizione. E non parliamo poi delle ventisette specie di more e di lamponi, tra cui quelle che erano esposte a sud, a sud-est, o che erano presenti su terreni calcarei, vulcanici, torbosi, silicei e via dicendo.
Poco alla volta il vino divenne un vero e proprio dizionario di tutti i frutti di bosco esistenti al mondo, facendo sua addirittura la rarissima uva sultanina glaciale, esistente solo nella punta più a nord della penisola di Ross, in Antartide, in grado di produrre frutti solo una volta ogni sette anni. Quando questo inconfondibile aroma fece la sua apparizione nei dotti volumi esplicativi delle caratteristiche base del vino, gli ecologisti insorsero pensando alla raccolta piratesca di quel rarissimo frutto, unico cibo della starna grigia ormai in via di inesorabile estinzione. Furono messi a tacere facilmente con qualche cassa di vino francese di medio prezzo, ma dal nome altisonante.
Tuttavia si riusciva ancora a rimanere in un ambito abbastanza circoscritto e le persone comuni che ascoltavano erano completamente rapite dalle sconvolgenti e inebrianti spiegazioni degli esperti. Gente comune che a fatica capiva che la mora differiva impercettibilmente dal lampone, ma che taceva assentendo, in quanto si ricordava benissimo di quel povero ragioniere di Poggibonsi, che durante una spiegazione coinvolgente ammise di non aver mai odorato un mirtillo, né bianco, né nero, né a strisce giallo-verdi. Fu messo alla gogna per nove giorni, guardato a vista da seri figuri in divisa. Nessuno osò più fiatare e si racconta di gruppi numerosissimi di neofiti che vagarono tra le montagne in cerca disperata del frutto che tanto era costato al loro sfortunato e loquace collega. Peccato che eseguirono la loro ricerca in pieno inverno e finirono quasi tutti assiderati o incornati da severi e vendicativi stambecchi.
La lezione però servì, in quanto ormai le bacche rosse, nere o bianche erano diventate di conoscenza pubblica e tutti sapevano (o fingevano di sapere) le più sottili differenze tra pianta e pianta. Questo passo in avanti, vero o falso che fosse, scatenò l’ira degli addetti ai lavori, che videro lentamente colmarsi la differenza abissale che esisteva tra loro e la plebe ignorante. Iniziarono allora a spaziare verso profumi più complicati ed esclusivi. Si ricorda ancora la tragica fine di quel grande professionista di Vancouver che volle portare in sala degustazione un lupo vivo e vegeto per mostrare la somiglianza tra il suo pelo bagnato e sporco di torba e l’effluvio che usciva da un pinot nero dell’Oregon. Il lupo, dopo qualche guaito, si innervosì alquanto e si lanciò contro il dotto conferenziere, strappandogli naso e lingua con un solo morso e distruggendogli le sue armi migliori. L’animale venne abbattuto senza pietà, ma il grande degustatore finì a vendere gelati per le strade della città canadese. Molti l’accusarono di essere andato troppo oltre e di non essersi accontentato del ben conosciuto ed apprezzato pelo di volpe. Ma ormai la strada era aperta. Ed ecco così gli aromi più reconditi e misteriosi.
Fiore di cactus seccato all’ombra, terra marcia tartufata, tarma sopravvissuta al calore di una “stube” altoatesina, cimici tritate con basilico di Prà, aglio di Vessalico spalmato su marmellata di ribes. Ma non solo vegetali o animali. Si arrivò al fazzoletto dopo sei giorni di raffreddore da fieno, alla cera immersa in liquido organico di capra, al comodino del nonno, dove il simpatico vecchietto era solito tenere il suo vaso per la notte, e così via. La gente ignorante rimase molto sconvolta e sconcertata, ma fu presto e facilmente indirizzata verso questa nuova generazione di aromi, che avevano preso un chiaro sopravvento sui banali profumi di frutta e fiori. Chi osava nominare una pera od un geranio veniva deriso per giorni ed esposto al pubblico ludibrio. Non parliamo poi di chi si limitava a parlare di struttura, di acidità, di mineralità, di eleganza. Non era nemmeno più ammesso alle sedute pubbliche, se non legato ad un tavolo con la museruola ben stretta sul volto. Tutto proseguì tranquillamente, con pace di tutti e con grande soddisfazioni dei pochi depositari di quelle sensazioni ineguagliabili. Fino alla famosa degustazione tenutasi al termine di un simposio gigantesco a cui erano stati ammessi, dietro pagamento di una somma mostruosa, non solo il pubblico più ignorante, ma addirittura i produttori dei vini in degustazione. Questo segno di sublime democrazia fu deciso a seguito dell’enorme sicurezza in se stessi raggiunta dai luminari del vino, convinti di essere ormai inattaccabili come una corazzata tascabile tedesca dell’ultima guerra.
La degustazione andò avanti tra le piccole urla di compiacimento degli uditori e lo stupore dei miseri vignaioli che per la prima volta sentivano e capivano cosa mai avevano inserito nel loro succo d’uva. I più sensibili si misero a piangere, altri esclamarono platealmente di non averne colpa, una minoranza si suicidò per lo stress nervoso. La situazione, del tutto controllata dai degustatori che assordavano i sopravvissuti con termini via via più complicati, ebbe però un risvolto tragico ed inatteso quando si trovarono faccia a faccia due dei più autorevoli professionisti del bicchiere. Nessuno poteva comunque lontanamente immaginare la piega che prese la discussione. Il bicchiere dei due “santoni” fu riempito con un famosissimo vino di un celebre produttore presente in sala, i cui occhi erano più spaventati che stupiti. L’annata era di quelle fantastiche e tutti si aspettavano una lezione magistrale.
Partì il primo, piccolo e rosso di capelli, che iniziò con “foglia di eucalipto invasa dalle larve di coccinella”. Il secondo, alto, calvo e allampanato, rispose con un sorriso: “aceto balsamico tradizionale di Modena lasciato al Sole per quindici giorni”. Il piccoletto sembrò lievemente contrariato ed esclamò: “cassetto del comò della zia contenente le calze di lavoro dello zio (noto per le sue rarissime docce)”. Il calvo ribatté con evidente stizza: “sugo di arrosto in cui è caduta l’acqua di risciacquo dei piatti”. Il rosso non riuscì a nascondere un ringhio lugubre: “sterco di cavallo calpestato da una mandria di mufloni sardi”. Il collega alto sembrò quasi piegarsi in due e poi urlò a squarciagola: “puzzola marinata in olio di sambuco rancido”. Il piccoletto cadde al suolo in preda a vere e proprie convulsioni. Il medico non fece però in tempo a salire sul palco. Il pubblico aveva cominciato a dar di stomaco ed a correre negli unici tre bagni dove si verificarono terribili duelli corpo a corpo, anche mortali, per conquistare la tazza del water.
Il produttore, soffocando anch’egli i conati di vomito, si lanciò invece verso i conferenzieri. I suoi occhi non erano più stupiti né spaventati, ma sembravano due carboni ardenti rubati direttamente dalla riserva di Satana. Estrasse con forza le loro lingue e le annodò con triplo nodo alla cinese, impossibile da scogliere se non con l’amputazione. Fu fermato mentre stava infilando un’intera bottiglia del suo prezioso vino nella narice destra del degustatore calvo. Venne purtroppo rinchiuso per sedici anni in una cella d’isolamento a pane ed acqua, ma venne considerato un salvatore dalla gente “normale” che iniziò a bere il nettare di Bacco dicendo soltanto, quando i profumi si espandevano nel naso, : “che buono questo vino!”.
Scritto da Enzo Zappalà su "il giornale del vino" del 18 marzo 2009
15:13
Scritto da: n.rigamonti
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venerdì, 21 agosto 2009
ESTATE IN PISCINA

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E per chi ama la buona tavola degustazioni di vini e salumi oltre all’ottima cucina piacentina
Podere Casale è a Vicobarone, frazione di Ziano Piacentino, nel cuore della Val Tidone
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12:41
Scritto da: n.rigamonti
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venerdì, 14 agosto 2009
estate in festa a Vicobarone
Il Comitato Autonomo Festeggiamenti C.A.F. organizza
Serate danzanti
alla balera di Vicobarone:
Venerdi' 14 agosto:
Orchestra Mauro Rizzi
Ingresso 3 €
Sabato 15 agosto:
Orchestra Fabrizio Chicchi
Ingresso 3 €
Domenica 16 agosto:
Orchestra Beppe Maccagni
Ingresso 3 €
Venerdì 21 agosto:
Serata rock pro Emergency
Ingresso libero
Sabato 22 agosto:
Orchestra Rosy Guglielmi
Ingresso 3€
Sabato 29 agosto:
"Vicobarock"
Ingresso libero
durante tutte le serate funzioneranno bar + cucina
00:10
Scritto da: n.rigamonti
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lunedì, 10 agosto 2009
CINEMA SOTTO LE STELLE
| CINEMA SOTTO LE STELLE GIOVEDI' 13 AGOSTO ORE 21:00 | |
| PRESSO | |
| Campo Sportivo Parrocchiale Di Vicobarone |
|
| |
INFO LINE: 3392637536
19:45
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domenica, 02 agosto 2009
Voci al chiar di luna
7 Agosto 2009
ore 21:00
via strada nuova Vicobarone (campo giochi)
III° edizione Concerto lirico
Voci al chiar di luna
Verranno eseguiti i più famosi brani di opere liriche e
note canzoni d’epoca
Voci:
Kelly Mc Clendon (soprano)
Alessandro Busi (baritono)
Ospite d'onore della serata:
M.ro Maurizio Graziani (tenore)
Al pianoforte:
M.ro Nelio Pavesi
Direzione artistica:
M.ro Maurizio Graziani
organizzazione:
Associazione Culturale Pe’d fèr
in collaborazione con
Comitato Autonomo Festeggiamenti di Vicobarone
con il patrocinio del comune di Ziano Piacentino
info: 0523.868339
08:38
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FESTA DELLE STELLE
Corano di Borgonovo VT (PC)
10 agosto 2009
Piazza della Chiesa e dintorni
Nella notte di San Lorenzo, la Val Tidone spalanca le sue porte con un omaggio al Giappone
Ore 21.30
Concerto lirico del
CORO MEICON DI TOKYO
musica - letteratura - immagini
Programma della serata
ore 18.30: VIAGGIO IN GIAPPONE
Immagini di Massimo Bersani
ore 19.00: GLI OZI DI KAMAKURA
di Lia Beretta - conversazioni sul libro con l´autrice
ore 20.00: Stands gastronomici
ore 21.30: CONCERTO LIRICO DEL CORO MEICON DI TOKYO
Le arie più famose dalle opere di Verdi, Mascagni e delle tradizione popolare
Solisti:
Baritono: Kazuya Noda
Soprano: Yoko Nagoya Floris
Direttore artistico: Sakuzo Takada
Maestro del coro: Yutaka Matsushita
Al pianoforte: Shoko Tagashira
Programma
Prima parte – Cori da opere
Cavalleria Rusticana (P. Mascagni)
Coro d´introduzione
Regina coeli-Inneggiamo
Andrea Chénier (U. Giordano)
O pastorello addio! (Coro di pastori e pastorelle)
Il Trovatore (G. Verdi)
Vedi! Le fosche notturne spoglie
Il balen del suo sorriso- Per me è ora fatale
Don Carlo (G. Verdi)
Spuntato ecco il dì d´esultanza (Auto-da-fé)
Mefistofele (A. Boito)
Salmodia finale
Canzoni popolari
Mandolinate a sera
‘A tazza e cafè
Me so´ ‘mbricato e sole
Reginella
Silenzio cantatore
‘A vucchella
Te voglio tanto bene
Abbassa la tua radio
Firenze sogna
Torna a Surriento
Ingresso libero
Come raggiungere Corano:
da Borgonovo, percorrere la Statale 412 in direzione Pianello. Oltrepassata la frazione di Castelnovo, dopo qualche chilometro svoltare a destra seguendo le indicazioni stradali per Corano.
Con il patrocinio del Comune di Borgonovo
Organizzatori:
AMICI DI CORANO
Ass. TID-ONE EVENTI
Partners tecnici:
Ristorante Le Proposte di Corano
Bar Vaccaltrenu di Castel San Giovanni
00:00
Scritto da: n.rigamonti
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